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Grande Muraglia Verde nel Sahel: perché gli alberi non bastano

Perché l'80% delle piantine nella Grande Muraglia Verde del Sahel moriva e come bacini a mezza luna, buche zaï e aratri Delfino spezzano la crosta del suolo.

Vista aerea dei bacini a mezza luna scavati nel terreno arido del Sahel, in Niger, per raccogliere l'acqua piovana contro la desertificazione

Fin dagli anni Ottanta nei programmi di piantagione del Sahel è morto l'80% o più degli alberi, secondo Chris Reij.

Quando un temporale monsonico colpisce i terreni nudi del Sahel, l'acqua non penetra fino alle radici: rimbalza su una crosta pedologica impermeabile e scivola via in un rapido deflusso superficiale prima che le piante possano berla.[12] Nei programmi convenzionali di rimboschimento nel Sahara e nel Sahel è morto l'80% o più degli alberi piantati, e nei primi vivai in Niger sopravviveva appena il 10% delle piantine, brucate dalle capre o tagliate per legna.[2][8] La Grande Muraglia Verde lanciata dall'Unione Africana nel 2007 attraverso 11 Paesi tra Dakar e Gibuti ha dovuto abbandonare l'idea di una barriera forestale continua di 8.000 per 15 chilometri, trasformandosi in un cantiere di geotecnica idrologica fatto di micro-bacini a mezza luna, buche zaï e rigenerazione delle ceppaie sotterranee.[1]
Mortalità alberi piantati
80%+
Quota di piantine morte nei vecchi programmi di rimboschimento nel Sahel[2]
Acqua per ogni mezza luna
1.000 litri
Capacità di ritenzione idrica dei bacini scavati dall'aratro Delfino FAO[3]
Alberi rigenerati in Niger
200 milioni
Piante recuperate su 5 milioni di ettari con la potatura selettiva FMNR[4]

Perché l'idea di un muro continuo di 8.000 chilometri si è scontrata con la fisica del suolo

L'errore originario dei grandi progetti di rimboschimento saheliani è stato trattare il margine meridionale del Sahara come una duna mobile da fermare con una palizzata vegetale, ignorando la meccanica dei suoli incrostati.[7][12] Quando l'Unione Africana ha varato l'iniziativa nel 2007, il disegno prevedeva una fascia verde lunga 8.000 chilometri e larga 15 per trasformare la vita di 100 milioni di persone.[1] La zona d'intervento ufficiale corre per almeno 7.000 chilometri da Dakar a Gibuti attraverso undici stati fondatori (Burkina Faso, Ciad, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal e Sudan), restando confinata tra le isoiete di 100 e 400 millimetri di pioggia media annua.[5]
In questa fascia climatica il confine del deserto non avanza come un fronte compatto. Oscilla invece di anno in anno secondo le piogge.[7] Come osserva Matt Turner della University of Wisconsin–Madison, che studia gli ecosistemi saheliani dal 1987, l'immagine stessa di un muro sottintende una banda contigua di alberi su scala regionale, mentre la natura arida risponde a equilibri idrici puntuali.[7] Nei programmi di piantagione convenzionali avviati fin dagli anni Ottanta, l'80% o più degli alberi piantati è morto, secondo il bilancio tracciato da Chris Reij del World Resources Institute.[2]

100–400 mm

Fascia pluviometrica media annua (isoiete) entro cui è delimitata la zona d'intervento ufficiale della Grande Muraglia Verde lungo i 7.000 km tra Dakar e Gibuti.[5]
Il collo di bottiglia risiede nei primi millimetri di terra. Sui terreni degradati o spogli di vegetazione della savana sudanese e del Sahel si forma una crosta pedologica superficiale (soil crusting) dura e quasi impermeabile.[12] Quando arrivano i brevi e violenti temporali monsonici, l'acqua non riesce a penetrare i pori occlusi: ristagna per pochi istanti e si trasforma in rapido deflusso superficiale (runoff), mentre il calore sottrae per evaporazione ed evapotraspirazione quel poco d'umidità rimasto negli strati superiori prima che raggiunga l'acquifero.[12] Persino troppi alberi possono prosciugare il sottosuolo. Una copertura forestale troppo fitta aumenta infatti la traspirazione fogliare fino ad annullare i benefici dell'infiltrazione radicale, motivo per cui gli idrologi cercano una densità intermedia, con la stessa attenzione alle soglie fisiche richiesta negli interventi di geoingegneria e ambiente su scala territoriale.[14]

Geotecnica dell'acqua piovana: come lavorano i bacini a mezza luna e le buche zaï

Per fermare il deflusso superficiale prima che l'acqua evapori, la Grande Muraglia Verde ha sostituito la semplice messa a dimora delle piantine con lo scavo di micro-bacini di captazione idrica che spezzano meccanicamente la crosta impermeabile.[12][16] Senza barriere, l'acqua fugge via. Nelle prove sperimentali condotte in Burkina Faso, i campi privi di cordoni di arresto perdevano il 31% della pioggia in runoff.[30]
La prima geometria impiegata su larga scala è la demi-lune, o bacino a mezza luna (semicircular bund): uno scavo semicircolare con diametro compreso fra 2 e 8 metri (fino a 12 metri nelle varianti più ampie), contornato sul lato di valle da un argine di terra e pietre di riporto alto 30–50 centimetri.[16] Le lunette vengono disposte a quinconce (staggered pattern) con l'apertura rivolta a monte contro pendenza, calibrando il rapporto tra area di raccolta e area coltivata (C:A) tra 1:1 e 3:1 in modo che l'acqua sfuggita a una fila venga intercettata da quella sottostante.[16] Nelle regioni nigerine di Téra e Tahoua, tra il 1970 e il 2010, queste strutture hanno innalzato la resa annua del miglio di 180 chilogrammi per ettaro e quella della paglia di 400 chilogrammi per ettaro.[17]
Accanto alle mezze lune lavorano le buche zaï (chiamate tassa in Niger), cavità circolari larghe 15–50 centimetri, profonde 5–15 centimetri e distanziate di circa 80 centimetri sulla crosta dura.[15] Reintrodotte e allargate negli anni Ottanta dall'agricoltore burkinabé Yacouba Sawadogo, le buche non funzionano come semplici invasi passivi, ma innescano una perforazione biologica del suolo attraverso tre passaggi combinati:[13][15]
Tecnica idrologicaDimensioni e geometriaResa e capacità idrica
Buche zaï (o tassa)Larghezza 15–50 cm, profondità 5–15 cm, passo ~80 cm[15]Aumento rese di sorgo, miglio e alberi fino al 500%[15]
Mezze lune manualiDiametro 2–8 m (fino a 12 m), argine 30–50 cm, C:A 1:1–3:1[16]+180 kg/ha di miglio; 900–1.600 kg/ha di sorgo con compost[13][17]
Mezze lune con aratro DelfinoScavo meccanizzato profondo su oltre 15 ha al giorno[3][18]Fino a 1.000 litri d'acqua per bacino; efficienza 10x[3][18]
  • Concentrazione idrica e organica: la cavità viene riempita con letame e compost prima delle piogge, trattenendo il deflusso esattamente attorno al colletto dei semi o degli alberi.[15]
  • Bioturbazione da termiti: la sostanza organica attira le termiti del suolo, le cui gallerie scavano una rete di macropori verticali sotto il fondo della buca e rompono ulteriormente lo strato compatto.[15]
  • Moltiplicazione delle rese: grazie all'acqua e ai nutrienti intrappolati, le buche zaï aumentano le rese di alberi, sorgo e miglio fino al 500%, mentre nelle mezze lune del Burkina Faso l'aggiunta di compost o letame ha generato 900–1.600 kg/ha di sorgo, da 20 a 39 volte il raccolto delle lunette scavate senza ammendanti.[13][15]

L'aratro Delfino della FAO: scavare 15 ettari al giorno da 1.000 litri a bacino

Il limite strutturale delle opere di micro-captazione è il tempo umano richiesto per incidere a piccone il terreno indurito prima dell'arrivo del monsone: scavare a mano un solo ettaro di bacini a mezza luna assorbe fino a 4 mesi-uomo di lavoro.[16] Il piccone non basta più. In un Paese come il Niger, dove agricoltori e pastori perdono quasi 100.000 ettari di terra all'anno a causa del degrado pedologico, la manodopera manuale dei villaggi non riesce a tenere il passo dell'erosione.[20]
Per scalare la preparazione del suolo a livello industriale, dal 2020 il programma Action Against Desertification (AAD) della FAO ha introdotto in 10 Paesi del Sahel pesanti trattori accoppiati all'aratro meccanizzato Delfino (sistema Vallerani).[18] Nella versione evoluta Delfino³, trainata da un trattore tra 4 e 8 km/h (pari a 1,5–3 ettari l'ora), un singolo vomere reversibile a movimento ondulatorio scava micro-bacini a mezzaluna lunghi 5 metri, profondi 50 centimetri e distanziati di circa 2 metri sulla curva di livello, preceduti da due ripuntatori (ripper) anteriori che fessurano il sottosuolo compatto fino a 80 centimetri di profondità.[3][18][22] È una soluzione in cui la massa d'acciaio risolve un problema di stabilità di sistema, un principio meccanico che nelle reti energetiche trova un parallelo nei compensatori sincroni e volani d'inerzia ad alta tensione.
I ritmi cambiano di un ordine di grandezza. Un singolo trattore equipaggiato con l'aratro Delfino prepara oltre 15 ettari al giorno, risultando 10 volte più efficiente ed economico rispetto allo scavo manuale su larga scala.[3][18] Ogni mezza luna aperta dal vomere raccoglie il deflusso superficiale e immagazzina nel sottosuolo fino a 1.000 litri d'acqua piovana, creando una tasca d'umidità profonda che protegge i semi durante le settimane secche tra un temporale e l'altro.[3][22] In Niger la FAO ha contribuito a ripristinare e gestire oltre 20.000 ettari distribuiti in 55 siti nelle regioni di Tillabéri, Tahoua e Dosso, tra cui 100 ettari nella piana di Awanchalla a Bagaroua, rimasta abbandonata per decenni.[20][29]

La foresta sotterranea del Niger: 200 milioni di alberi a 20 dollari per ettaro

Accanto agli scavi idrologici, la svolta più estesa nel Sahel è arrivata quando gli agronomi hanno smesso di piantare alberelli esotici da vivaio e hanno guardato sotto la sabbia.[8][9] Nei primi anni Ottanta in Niger, l'agronomo australiano Tony Rinaudo vedeva fallire uno dopo l'altro i rimboschimenti tradizionali: appena il 10% circa delle piantine sopravviveva al calore estremo e alle tempeste di polvere, e le poche superstiti venivano brucate dalle capre o tagliate per farne legna da ardere.[8]
Rospo delle canne Rhinella marina con grandi ghiandole parotoidi sulle spalle in una piantagione del Queensland, simbolo delle specie introdotte dall'uomo in Australia

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Dal rospo delle canne ai conigli: le trappole del biocontrollo

Nel 1983 Rinaudo si accorse che i bassi cespugli scambiati per erbacce infestanti nei campi erano in realtà ceppaie vive di alberi abbattuti, dotate di apparati radicali profondi e intatti nel sottosuolo: una foresta sotterranea (underground forest) pronta a ricacciare senza bisogno di vivai né irrigazione.[9] È nata così la Rigenerazione Naturale Gestita dagli Agricoltori (Farmer-Managed Natural Regeneration, FMNR), una tecnica di potatura selettiva dei polloni radicali che costa appena 20 dollari per ettaro e ha già rigenerato in Niger 5 milioni di ettari con oltre 200 milioni di alberi, a beneficio di 2,5 milioni di persone.[4][9] Usare ciò che è già in campo con un'ingegneria frugale ricorda l'approccio con cui gli ingegneri aeronautici hanno risolto i test del segnale Wi-Fi in cabina con sacchi di patate al posto di costosi manichini dielettrici.

Dal codice forestale coloniale alla valle di Zinder

La diffusione della FMNR era stata bloccata per decenni da un cortocircuito normativo. I codici forestali coloniali francesi, mantenuti dopo l'indipendenza, stabilivano che ogni albero sul terreno di un contadino apparteneva allo Stato, e chi ne tagliava uno per ricavare legna era minacciato di carcere.[10] La FMNR si è poi diffusa per imitazione tra gli agricoltori: nel 2004 la valle di Zinder contava 50 volte più alberi rispetto al 1975.[9][10]

La fenologia inversa della Faidherbia albida

La specie chiave di questo sistema agroforestale è la Faidherbia albida, una leguminosa autoctona che segue una fenologia inversa rispetto a tutte le altre piante della regione.[11] Mentre gli alberi comuni mettono le foglie con le piogge estive rubando luce e acqua ai cereali, la Faidherbia albida entra in dormienza e perde la chioma proprio all'inizio della stagione umida.[11] Le foglie cadute rilasciano azoto e sostanza organica nel terreno nel momento della semina, mentre i rami spogli lasciano passare tutto il sole sulle spighe di miglio e sorgo sottostanti, per poi rinverdire nella stagione secca offrendo ombra e baccelli proteici al bestiame.[11]

Bilancio verso il 2030: i numeri reali tra cantieri FAO, semi di Kew e fondi promessi

Trasformare la Grande Muraglia Verde da una striscia cartografica a un mosaico di interventi agroforestali ha costretto anche la botanica a cambiare metodo, privilegiando specie capaci di dare un reddito immediato a chi scava le lunette.[1][21] Dal 2015 il programma AAD della FAO ha messo in ripristino 160.000 ettari di terre degradate, raggiungendo 100.000 famiglie con 15 milioni di piantine e 150.000 chilogrammi di semi forestali seminati direttamente in campo e scelti fra 110 specie native.[19]
Tra il 2013 e il 2020, il progetto transfrontaliero della Millennium Seed Bank Partnership dei Royal Botanic Gardens di Kew, coordinato da Tiziana Ulian insieme alla FAO in 120 villaggi tra Burkina Faso, Mali e Niger, ha selezionato 55 specie autoctone legnose ed erbacee piantate su 2.235 ettari per 32.000 abitanti:[21]
  • Baobab (Adansonia digitata) e tamarindo (Tamarindus indica): alberi da frutto ad alto apporto alimentare, con la polpa di baobab ricca di vitamina C.[21]
  • Acacia del Senegal (Senegalia senegal): specie arborea che fissa l'azoto e secerne la gomma arabica destinata all'esportazione commerciale.[21]
  • Dattero del deserto (Balanites aegyptiaca), Carapa procera e Lannea microcarpa: piante da cui i villaggi estraggono oli alimentari, saponi e preparati medicinali tradizionali.[21]
Sul piano macroeconomico, tuttavia, la distanza dall'obiettivo del 2030 (ripristinare 100 milioni di ettari, sequestrare 250 milioni di tonnellate di carbonio e creare 10 milioni di posti di lavoro verdi) resta ampia.[1][5] La tenuta dei megaprogetti territoriali dipende dalla continuità dei flussi di cassa oltre che dalla tecnica di scavo. Al 31 dicembre 2025 l'Observatory della Grande Muraglia Verde indicava 1,66 milioni di ettari in ripristino su un target di 100 milioni, una cifra compilata da meno di 90 dei 389 progetti segnalati all'Observatory.[25][28] Il rapporto UNCCD del 2020 aveva calcolato che per raggiungere i 100 milioni servirebbe un ritmo di 8,2 milioni di ettari all'anno, con una spesa tra 36 e 43 miliardi di dollari fino al 2030.[27] All'One Planet Summit dell'11 gennaio 2021 il Great Green Wall Accelerator ha annunciato promesse per 14,3 miliardi di dollari.[6] L'UNCCD riporta poi altre cifre: il riesame quinquennale del 2026 traccia un panorama di impegni da circa 19,6 miliardi,[24] mentre una sua pagina sullo stato di avanzamento indica, al 27 marzo 2023, 2,5 miliardi di dollari erogati dei fondi promessi al summit e 17,5 miliardi attesi entro la fine del 2025.[23] La prossima frontiera indicata dal riesame del 2026 è trasformare gli impegni in erogazioni tempestive.[26] Un'altra soluzione rapida con un costo nascosto è quella delle sfere nere del serbatoio di Los Angeles, il cui consumo idrico si è spostato fuori dal bacino.

Domande frequenti

Come funziona la Grande Muraglia Verde del Sahel dal punto di vista idrologico e ingegneristico?

Anziché piantare una barriera continua di alberi nella sabbia, oggi il progetto combina geotecnica del suolo e agroforestazione tra le isoiete di 100 e 400 mm lungo 11 Paesi africani. Gli operatori scavano bacini semicircolari a mezza luna (demi-lunes) e buche zaï, a mano o con l'aratro meccanizzato Delfino della FAO, per spezzare la crosta pedologica impermeabile, fermare il deflusso superficiale delle piogge monsoniche e infiltrare fino a 1.000 litri d'acqua per bacino, affiancando la rigenerazione delle ceppaie sotterranee (FMNR).

Perché oltre l'80% degli alberi piantati nei primi programmi nel Sahel è morto?

Secondo Chris Reij del World Resources Institute, l'80% o più degli alberi piantati nei programmi tradizionali è morto. Nei primi vivai di Tony Rinaudo in Niger sopravviveva appena il 10% delle piantine al caldo e alle tempeste di polvere, e le superstiti venivano brucate dalle capre o tagliate per legna. Vecchie leggi forestali di origine coloniale, inoltre, attribuivano allo Stato gli alberi nei campi dei contadini, minacciati di carcere se li tagliavano per legna.

Qual è la differenza tra i bacini a mezza luna (demi-lunes) e le buche zaï?

Le buche zaï (o tassa) sono piccole cavità circolari larghe 15–50 cm e profonde 5–15 cm, scavate ogni 80 cm e riempite di letame o compost per attirare le termiti, le cui gallerie perforano la crosta dura aumentando le rese fino al 500%. I bacini a mezza luna sono invece scavi semicircolari più ampi, con diametro di 2–8 metri (fino a 12 m) e argine in terra o pietra alto 30–50 cm disposto a quinconce contro pendenza per intercettare volumi maggiori di acqua piovana.

Quanto terreno riesce a scavare l'aratro Delfino utilizzato dalla FAO?

Trainato da un trattore pesante, l'aratro Delfino (sistema Vallerani) prepara oltre 15 ettari di terreno al giorno, risultando 10 volte più efficiente ed economico rispetto allo scavo manuale che richiede fino a 4 mesi-uomo per ettaro. Ogni mezza luna scavata dall'aratro trattiene fino a 1.000 litri d'acqua nel sottosuolo.

Come funziona la rigenerazione naturale FMNR della foresta sotterranea in Niger?

Ideata nel 1983 da Tony Rinaudo, la Farmer-Managed Natural Regeneration (FMNR) non usa vivai ma recupera le ceppaie e gli apparati radicali vivi già presenti sotto i campi degradati. Gli agricoltori selezionano e potano i polloni migliori facendoli ricrescere ad albero, come la Faidherbia albida che perde le foglie nella stagione delle piogge fertilizzando il miglio senza fargli ombra, al costo di circa 20 dollari per ettaro, rigenerando in Niger 200 milioni di alberi su 5 milioni di ettari.

A che punto è la Grande Muraglia Verde rispetto al traguardo del 2030?

L'obiettivo per il 2030 è ripristinare 100 milioni di ettari, sequestrare 250 milioni di tonnellate di carbonio e creare 10 milioni di posti di lavoro. Secondo l'UNCCD, al 31 dicembre 2025 l'Observatory indicava circa 1,66 milioni di ettari in ripristino su 100 milioni, compilati da meno di 90 dei 389 progetti segnalati. Per raggiungere i 100 milioni servirebbe un ritmo di 8,2 milioni di ettari all'anno e 36–43 miliardi di dollari, stima del rapporto UNCCD del 2020. Il riesame del 2026 traccia impegni per circa 19,6 miliardi di dollari; l'ultimo totale erogato che abbiamo trovato risale al 27 marzo 2023: 2,5 miliardi dei fondi promessi al One Planet Summit.

Fonti

30 riferimenti Mostra
  1. UNCCD — The Great Green Wall Implementation Status and Way Ahead to 2030 (si apre in una nuova scheda)

    «The GGW is an African-led initiative, launched by the African Union in 2007 and designed to transform the lives of 100 million people by growing an 8,000 km long and 15 km wide mosaic of trees, grasslands, vegetation and plants»

  2. FAO Action Against Desertification — Aratro Delfino e capacità idrica delle mezze lune (si apre in una nuova scheda)

    «Mechanized land preparation is carried out using a Delfino plough with a capacity of over 15 hectares per day. This machine creates half-moons which facilitate rainwater infiltration and can store up to 1,000 liters of water in the soil.»

  3. Right Livelihood — Tony Rinaudo e i 200 milioni di alberi rigenerati in Niger (si apre in una nuova scheda)

    «In Niger, 5 million hectares of land with over 200 million trees have been restored this way, with 2.5 million people benefiting from the improved use of the land.»

  4. UNCCD — Great Green Wall Executive Summary (isoiete 100-400 mm e fabbisogno al 2030) (si apre in una nuova scheda)

    «In accordance with the Convention establishing the GGW Pan-African Agency as the coordinating body of the initiative, the intervention zone dedicated to the Great Green Wall is located between the isohyetes 100-400 mm and spans a length of at least 7000 km between Dakar and Djibouti.»

  5. UNCCD — Lancio del Great Green Wall Accelerator (One Planet Summit 2021) (si apre in una nuova scheda)

    «On 11 January 2021, during the One Planet Summit, President Emmanuel Macron of France and other world leaders announced the launch of the Great Green Wall Accelerator and pledged USD 14.3 billion in new funding.»

  6. Mongabay — Matt Turner (UW-Madison) e stato dei finanziamenti al 2023 (si apre in una nuova scheda)

    «“A wall connotes a contiguous band of trees, growing at a regional scale, and nature doesn’t work that way,” says Matt Turner from the University of Wisconsin–Madison, who has studied the Sahelian ecosystems since 1987.»

  7. Right Livelihood — Mortalità delle piantine nei primi vivai in Niger (si apre in una nuova scheda)

    «Scarcely 10 per cent of seedlings survived the heat and dust storms, and the surviving ones would be eaten by goats or cut down by people for firewood.»

  8. Right Livelihood — Costo per ettaro e diffusione della FMNR (si apre in una nuova scheda)

    «Because of its simplicity, local adaptability, low cost (about 20 US dollars per hectare), easy combination with other agricultural methods and quick results, the method spread through peer-to-peer learning among farmers, with limited need for outside intervention.»

  9. Smithsonian Magazine — Leggi forestali coloniali e rigenerazione a Zinder (si apre in una nuova scheda)

    «that countries adopted after independence, any trees on a farmer's property belonged to the government. Farmers who cut down a tree for fuel would be threatened with jail.»

  10. Smithsonian Magazine — Fenologia inversa di Faidherbia albida (si apre in una nuova scheda)

    «When the rains begin, the trees defoliate, dropping leaves that fertilize the soil. Because they have dropped their leaves, the trees do not shade crops during the growing season.»

  11. Frontiers in Water — Crosta pedologica (soil crusting) e deflusso superficiale (si apre in una nuova scheda)

    «Soil crusting reduces the rate at which rainfall can enter the soil, particularly after surface degradation or vegetation loss. Where crusts form, rainfall is more likely to pond briefly and then run off, especially during intense storms (Pasiecznik and Reij, 2020; Roose et al., 1999).»

  12. Frontiers in Water — Rese di sorgo nelle mezze lune concimate in Burkina Faso (si apre in una nuova scheda)

    «Half-moon trials in Burkina Faso further show that water capture alone is insufficient on nutrient-poor crusted soils: compost or manure produced sorghum yields of 900–1,600 kg/ha, 20–39 times the yield of unamended half-moons (Zougmoré et al., 2003).»

  13. Frontiers in Water — Densità arborea intermedia e ricarica della falda (si apre in una nuova scheda)

    «Yet greater tree cover also increases transpiration, and the recharge benefit may decline where tree density or species water use becomes too high. Evidence that intermediate tree cover can maximize recharge illustrates why both tree absence and excessive density can be unfavourable (Ilstedt et al., 2016).»

  14. Wikipedia — Zaï holes, Yacouba Sawadogo e bioturbazione da termiti (si apre in una nuova scheda)

    «Zaï holes were reintroduced since the 1980s by Yacouba Sawadogo, a farmer from Burkina Faso, who introduced the innovation of filling them with manure and compost to provide plant nutrients. The manure attracts termites, whose tunnels help further break up the soil. He also slightly increased the size of the holes over the traditional models. Zaï holes help by improving the yields of trees, sorghum, and millet by up to 500 percent.[3]»

  15. Wikipedia — Semicircular bund (geometria e dimensioni delle mezze lune) (si apre in una nuova scheda)

    «Semi-circular bunds are pits dug in a semi-circular shape, with the excavated material (earth and stone) accumulated along the edges. They usually have a diameter of 2-8 meters (up to 12 meters) and are 30-50 cm high.»

  16. Wikipedia — Impatto delle mezze lune su miglio e paglia a Téra e Tahoua (si apre in una nuova scheda)

    «Impacts of the intervention include increased crop production (millet yields increased by 180 kg and straw yields by 400 kg per hectare per year), increased fodder production, and increased wood production.»

  17. FAO Action Against Desertification — Efficienza 10x dell'aratro Delfino (si apre in una nuova scheda)

    «The Delfino plough not only allows a 10-fold more efficient and affordable means at scale for rainwater harvesting compared to manual work, but it also allows to dig much deeper into the soil for better moisture retention, improving management of degraded lands and grain yields.»

  18. FAO Action Against Desertification — Bilancio 160.000 ettari e 110 specie native (si apre in una nuova scheda)

    «160 000 ha of land under restoration 100 000 households reached 15 million seedlings produced and planted 150 000 kg of forest seeds collected and sown in the field 110 native species prioritized and used for restoration»

  19. FAO Action Against Desertification — Degrado annuo e siti ripristinati in Niger (si apre in una nuova scheda)

    «In Niger, farmers and herders lose almost 100,000 hectares of land every year to degradation.»

  20. Mongabay — Progetto Royal Botanic Gardens di Kew su 55 specie native (si apre in una nuova scheda)

    «The team identified 55 woody and herbaceous species that fit the bill, including baobab (Adansonia digitata) whose fruits are rich in vitamin C; the oil-producing balanite (Balanites aegyptiaca) and African crabwood (Carapa procera); gum acacia (Senegalia senegal) that produces the commercially valuable gum arabic; tamarind (Tamarindus indica), used as food; and African grape (Lannea microcarpa), used as medicine.»

  21. Mirko Kulig — Sistema Vallerani e specifiche dell'aratro Delfino³ (si apre in una nuova scheda)

    «The new Delfino³ plow has a single reversible plowshare which through a wave motion digs crescents or micro basins 5 meters long, 50 cm deep and spaced about 2 m. Even with very low rainfall (1500-500mm/year) each micro-basin can collect over 1000 litres of water, including runoff.»

  22. UNCCD — Fondi erogati al 27 marzo 2023 (si apre in una nuova scheda)

    «Thus far, US$ 2.5 billion of the funding pledged at the One Planet Summit has been disbursed, with the remaining US$17.5 billion expected by the end of 2025.»

  23. UNCCD — Riesame quinquennale dell'Accelerator 2026, ettari ripristinati al 2025 (si apre in una nuova scheda)

    «Target 2030 vs Achievement as of 2025 HECTARES UNDER RESTORATION Target 100 million ha Achieved 1.66 million ha»

  24. UNCCD — Riesame quinquennale dell'Accelerator 2026, dagli impegni alle erogazioni (si apre in una nuova scheda)

    «The next frontier is translating these commitments into timely disbursements.»

  25. UNCCD — Great Green Wall Executive Summary, ritmo e costo al 2030 (si apre in una nuova scheda)

    «To reach a total area of 100 Mha by 2030, it is necessary to raise the current pace of land restoration to 8.2 Mha annually. This is estimated to cost between USD 3.6 billion and USD 4.3 billion per year, reaching a total of between USD 36 billion and USD 43 billion up to 2030.»

  26. UNCCD — Riesame quinquennale dell'Accelerator 2026, progetti conteggiati (si apre in una nuova scheda)

    «Out of the 389 projects reported in the GGW Observatory as of 31 December 2025, the following figures are compiled from fewer than 90 projects»

  27. FAO Action Against Desertification — Ettari ripristinati e gestiti in Niger (si apre in una nuova scheda)

    «In total, FAO has helped to restore and manage over 20,000 hectares spread over 55 sites in the Tillabéri and Tahoua and Dosso regions.»

  28. Frontiers in Water — Runoff nei campi senza cordoni di pietre in Burkina Faso (si apre in una nuova scheda)

    «In Burkina Faso, plots without stone lines lost 31% of rainfall as runoff»